Veneto: periferia d’Italia?

di Alberto Ghiraldo

In quella che fu una terra sacra alla Patria, dove gli italiani vinsero la più dura battaglia della loro giovane storia, da qualche anno a questa parte è in corso un processo di isolamento nazionale.
Spesso infatti il Veneto rifiuta di fare «sistema» con il resto del paese, ma talvolta è anche la classe dirigente nazionale a dimenticarsi della nostra regione. Per esempio, è di attualità come, in occasione del tragico tornado che ha colpito la provincia di Venezia, l’attenzione nazionale non sia stata pronta come in altre circostanze. Inoltre scarsi sono stati gli spazi dedicati dai media all’accaduto, tanto da provocare le ire del governatore Zaia. Ma come può lamentare marginalità quando ha appena rifiutato una posizione unitaria, anche solamente di facciata, nel presentarsi a Bruxelles cercando di ottenere di più in materia di immigrazione? Un altro esempio è la candidatura olimpica di Roma 2024: il progetto infatti prevede «un’olimpiade decentrata», con gare anche in Sardegna e al nord, Torino e Milano in testa, ma a quanto pare, difficilmente a Venezia.
Queste sono solo alcune testimonianze di stretta attualità, ma tanti altri potrebbero essere gli esempi di una scollatura tra la classe dirigente, ma non solo,anche tra questa regione e il resto del paese. Ciò sicuramente è il risultato di molti, troppi anni, di eccessivo leghismo, radicato nel territorio che ha sempre scaricato sull’esterno ogni problema interno al Veneto, causando isolamento, chiusura e diffidenza. «Roma ladrona» (per poi accorgersi che rubavano anche a Venezia) è solo il più celebre dei motti di una serie di atteggiamenti che hanno minato il sentimento nazionale in Veneto, ma anche creato diffidenza nel resto d’Italia verso i suoi «ubriaconi abitanti».
Però dopo le passate elezioni regionali si è visto quanto sia minoritaria la posizione indipendentista che è solo riuscita a raccogliere un voto di protesta. Fuori dal tempo e dalla storia, ma soprattutto dal desiderio dei veneti, alla politica secessionista ora appaiono rimaste solo le dispute legali interne. Curioso che questi ricorsi siano stati presentati alla giustizia italiana, a cui dicono di non credere, ma si sa, che quando c’è di mezzo una poltrona ogni idealismo svanisce.
E allora in Veneto di cosa c’è bisogno? Di più Italia, ovviamente non intesa come burocrazia (leggi inutili, politica corrotta…), di cui nessuno ha certamente necessità, ma pensata come maggiore centralità economica, politica e sociale nel sistema del paese. La nostra regione, che tra il 2007 e il 2013 ha perso il 5,7% del proprio Pil, ovvero più della media del nord Italia (-3%) e anche più della media nazionale (-4,5%). Ricordiamo che a cavallo degli anni ’80 conobbe un notevole sviluppo economico guadagnandosi l’epiteto di «locomotiva d’Italia».. E allora è proprio questo ciò a cui dobbiamo aspirare: a un ruolo di guida non di marginalità. Da genti laboriose e ingegnose quali siamo, comprenderemo il danno dell’isolamento a livello culturale, ma anche imprenditoriale nella perdita di molti investimenti nazionali? Non possiamo premettere che l’individualismo e la chiusura abbiano il sopravvento consegnandoci una a triste fama e destino.

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